MILANO, NUOVO PGT: IL PD RICORRE AL TAR?

Una delle norme cardini della Amministrazione Comunale di Milano è il Piano Regolatore Generale (PRG) che da un anno a questa parte si chiama Piano di Governo del Territorio (PGT), una legge che sancisce le destinazioni d’uso delle diverse aree edificabili e/o gli indici di edificabilità, ovvero, stabilisce se e in che modo si può costruire, piuttosto che quanto deve essere alta una costruzione.   

E’ una norma che viene emanata ogni trenta’anni circa, da essa dipendono poi le fortune e le disgrazie di tanti imprenditori e immobiliaristi, oltre che di moltissimi privati e cittadini, motivo per il quale quando capita che debba essere approvata, tantissime sono le discussioni e le liti.

Giusto per capirci, un terreno, se fino a ieri era agricolo, e da domani, invece, diventa residenziale può arrivare a moltiplicare per cinque (o anche più) il proprio valore economico (questa, tra l’altro, è una delle questioni maggiormente controverse per quanto riguarda l’area Expo 2015).

In questo scenario, per quanto concerne il Comune e la città di Milano, entro il termine ultimo del 14 febbraio (due settimane tonde da oggi) il nuovo PGT dovrà essere approvato definitivamente, negli ultimi giorni c’è stata una forte lite fra maggioranza e opposizione per capire come debbono essere gestite le 4.765 osservazioni dei cittadini, oltre ai 2.748 emendamenti dell’opposizione.

Essendo, dunque, oltre 7.500 il numero delle questioni da dirimere (fra osservazioni dei cittadini ed emendamenti dell’opposizione), ed essendoci solamente quindici giorni disponibili fino al 14/02 (compreso i weekend), significa, in termini pratici, risolvere 500 controversie al giorno, sette giorni su sette, il che, lavorando dieci ore al giorno, equivale a una pratica ogni minuto e mezzo, ovvero “mission impossible”!

E’ stato necessario, pertanto, trovare una soluzione per gestire e snellire il lavoro e, a tale proposito, la quadra trovata dalla maggioranza è stata di accorpare il tutto in grandi aree tematiche, idea molto criticata dalla opposizione che non solo ha lasciato l’aula in maniera polemica, ma ha anche minacciato il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale: il candidato Sindaco Pd Giuliano Pisapia ha dichiarato come “il centrodestra abbia scelto la strada più antidemocratica per porre fine rapidamente al dibattito”.

La maggioranza, invece, avanza compatta e, in merito alle critiche ricevute, ribatte con il Capogruppo Pdl Gallera, il quale, dichiara che “c’è un diritto dell’aula a scegliere una modalità di lavoro, la legge dice che non occorre una analitica valutazione delle osservazioni”.

Di certo, per una legge di questa importanza, ideale sarebbe stato un accordo bipartisan che tenesse presente le osservazioni di tutti. In via subordinata, sarebbe stato auspicabile una tempistica che avesse consentito a tutti i cittadini che hanno presentato le proprie osservazioni di avere una risposta individuale esaustiva.

Il metodo scelto, invece, tiene conto esclusivamente della variabile temporale, ma non sembra tuteli a sufficienza gli interessi dei singoli, motivo per il quale, il rischio concreto è che i cittadini non soddisfatti si rivolgano direttamente all’autorità giudiziaria per vedere tutelati i propri diritti e interessi legittimi.

Kevin John Carones – faremilano@gmail.com

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