MILANO ECOSOSTENIBILE A EMISSIONE ZERO: SE NON ORA, QUANDO?

Illuminazione a risparmio energetico, pannelli solari sulla copertura, turbine che sfruttano la forza eolica, sistemi per il riciclo per le acque piovane e/o dei rifiuti utilizzati in fase di costruzione, sono solo alcune delle idee trasformate (o stanno per farlo) in realtà per un nuovo “core business” che, nel settore immobiliare, sta prendendo sempre più piede, “all around the world”: la costruzione ecosostenibile, a emissione zero e politicamente corretta.

Nel 2022, in Qatar, ci saranno i mondiali di calcio, i maggiori operatori internazionali del real estate si sono mossi in largo anticipo, hanno già stretto importanti rapporti d’affari con i rappresentanti politici locali (primo fra tutti Florentino Perez, noto ai calciofili per essere il Presidente del Real Madrid).

Allo studio, sebbene, manchino ben due lustri, ipotesi di stadio avveniristiche, dove, la fantasia costruttiva, vista ad esempio, al Mondiale nippocoreano del 2002, a quello del 2006 in Germania e all’ultimo del 2010 in Sud Africa, ha lasciato spazio alla praticità coniugata al tema dell’ambiente, vero “must” del futuro (a Milano, fra blocco del traffico, smog e problemi di salute legati all’inquinamento, il tema è molto sentito nelle ultime settimane).

E in Italia? E a Milano? Qui le cose sono diverse, ci si lamenta perché non si è riusciti a fare una legge decente per favorire gli stadi di proprietà (vedi il nostro post https://faremilano.wordpress.com/2011/02/13/stadi-proprieta-calcio-e-politica-stop-alla-legge/) e si pone l’accento – sempre e comunque – sul fatto che l’edilizia verde che rispetta l’ambiente costa tanto, ergo, non si fa.

In Qatar, invece (se lo possono permettere, beati loro, sono oggi il maggior produttore al mondo di gas liquido naturale), ragionano come il marketing spicciolo insegna, cioè con la logica che il prezzo è la conseguenza dei vantaggi.

Hanno il problema delle alte temperature d’estate? Studiano la soluzione, la loro idea è quella di garantire, nel pieno rispetto dell’ambiente, un massimo di 27 gradi quando si gioca. Il loro dubbio (legittimo) è il riuso delle strutture dopo l’evento? No problem, gli stadi verranno smontati dopo l’evento, proprio come fossero delle lampadine in qualsiasi abitazione domestica a Milano.

Stati Uniti, Svizzera, Taiwan sono alcuni dei paesi dove l’edilizia e l’ambiente vanno di pari passo, in Italia, purtroppo (e Milano non fa differenza), questo connubio è ancora lontano, la “mission” del nostro paese, nei prossimi cinque anni, sarà quello di costruire inceneritori e centrali nucleari.

Se il mondo va in una direzione e l’Italia (e Milano, purtroppo, anche) remano dalla parte opposta, con chi ce la prendiamo, un domani, quando saremo (inevitabilmente) il fanalino di coda del G20?

Kevin John Carones – faremilano@gmail.com

 

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