ITALIA VISTA DALLA SVEZIA, ECCO UN ARTICOLO ILLUMINANTE!

Riceviamo, e pubblichiamo volentieri, un articolo scritto da un giornalista svedese e tradotto da un blogger italiano (http://stilenordico.wordpress.com/), si parla di Italia, di Unione Europea, di Berlusconi e di crisi, ecco il pezzo a firma di Johan Schück, un punto di vista interessante e illuminante che poco si legge sui quotidiani nostrani.

Il freno di Berlusconi può costare caro all’Europa

Il destino dell’euro può essere determinato da ciò che accade in Italia. La Grecia si trova in una crisi anche peggiore ma la sua economia non è così grande. La capacità di sostegno della Germania non è infinita. Un crollo dell’economia italiana minaccerebbe dunque l’intero sistema dell’euro.

Berlusconi si deve dare una regolata, ha esclamato il ministro delle Finanze Anders Borg mercoledì in conferenza stampa. Il suo sfogo contro il primo ministro italiano è stato più agguerrito di quanto avvenga di solito nei rapporti all’interno dell’UE. Ma l’Italia è una vera fonte di preoccupazione, di dimensioni completamente diverse rispetto alla Grecia.

Silvio Berlusconi ha una responsabilità personale non solo per quanto concerne la mancanza di fiducia a causa del suo stile di vita. Nel mese passato, il Ministro delle finanze italiano Giulio Tremonti ha cercato di imporre un piano per il risanamento delle povere finanze pubbliche dell’Italia ma è stato fortemente contrastato dal Primo Ministro. Ne è risultata una proposta annacquata che ha danneggiato la credibilità riguardo al fatto che l’Italia sia intenzionata a cominciare ad affrontare i problemi.

L’Italia fin dai primi di agosto si trovava nella situazione di avere la certezza che non avrebbe potuto gestire da sola il proprio debito che è il più grande nella zona euro. La Banca Centrale Europea, BCE, da allora, ha dato sostegno acquistando titoli di Stato italiani e spagnoli come misura di emergenza temporanea. La ragione era che il mercato per questi titoli di debito non funzionava più.

Il mercato obbligazionario italiano è il terzo per dimensione mondiale. Con tali enormi volumi, la BCE non può agire alla lunga come garante ultimo, quando gli investitori privati si ritirano. Acquisti di sostegno durevoli nel tempo sarebbero inoltre difficilmente compatibili con le norme del trattato UE.

La BCE e l’Eurogruppo hanno dunque avuto l’opportunità di fare pressioni che alla fine hanno portato il primo ministro Berlusconi a cedere il passo, aumentando tra l’altro l’IVA. Ma quanto ora sta per essere approvato dal Parlamento italiano non è sufficiente per risolvere i problemi. C’è bisogno di molto di più dai politici, mentre anche le pressioni economiche sono in aumento.

Da tempo l’Italia ha grossi problemi di competitività, cosa che comporta che il costo del lavoro sia aumentato rapidamente, mentre la produttività è diminuita. Questo significa che non va di pari passo con la Germania e altri paesi del nord Europa, mentre problemi simili esistono in Grecia, per esempio. La moneta unica non ha finora portato ad un avvicinamento tra Nord e Sud in termini di sviluppo economico.

Ed ora la situazione diviene ancora più difficile poichè, secondo la valutazione dell’OCSE di giovedì sull’economia mondiale, l’Italia è a crescita zero nella seconda metà del 2011. Durante l’autunno gran parte del debito pubblico sarà convertito in nuovi titoli, ma non è chiaro se ci saranno abbastanza acquirenti. La domanda è dunque in che misura la BCE si impegnerà, visto che sembra che diventerà un impegno grande e a lungo termine.

In situazioni simili è dovuto intervenire il fondo di salvataggio europeo, EFSF, ma le risorse del fondo sono sufficienti solo per piccoli paesi come Grecia, Irlanda e Portogallo. Forse il Fondo, se necessario, avrebbe le risorse per prendersi cura anche della Spagna. Ma sostenere l’Italia, che è la terza economia della zona euro per dimensione, sarebbe un compito enorme.

Attualmente si discute in effetti di espandere le risorse del fondo, mentre l’opzione di prendere un prestito comune tramite i cosiddetti eurobond è al momento chiusa a tempo indeterminato. Ma a prescindere da quale soluzione si sceglierà, è fondamentale che i paesi delle dimensioni dell’Italia se la cavino da soli. Anche per la Germania – sempre più riluttante pilastro del sistema euro  – sarebbe troppo salvare l’economia italiana con la respirazione artificiale.

Nonostante la profonda crisi nella zona euro, la valuta comune non pare veramente minacciata da ciò che sta accadendo in Grecia. La probabilità che la Germania rompa volontariamente  la cooperazione monetaria e che volti la schiena ai paesi dell’euro non appare molto grande.

Ma un crollo in Italia potrebbe avere ripercussioni maggiori di quelle che il sistema euro è in grado di gestire. Il debito pubblico italiano era già troppo alto al momento dell’ingresso nell’unione monetaria. Ora c’è una ripercussione per il fatto che le regole non sono seguite e che comunque fin’ora si è permesso che Silvio Berlusconi tenesse.

Johan Schück – faremilano@gmail.com  

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