AEROPORTI MILANO: PASSEGGERI E FATTURATO IN CRESCITA

L’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) ha commissionato uno studio a One Works (capofila), Nomisma e KPMG per cercare di capire lo stato di salute degli aeroporti italiani, su 110 province italiane, infatti, ben 49 sono collegate da uno scalo aereo, il lavoro fa il punto della situazione per capire come e dove i conti dell’azienda Italia possano e debbano migliorare.

Su 49 scali nazionali, 14 sono strategici, gli unici a poter svolgere tratte intercontinentali, 11 sono primari, cioè, destinati esclusivamente alla gestione di un traffico locale e ben 24 quelli secondari, cioè a rischio, ubicati in zone remote, probabilmente, verranno ceduti dallo Stato agli enti locali, di modo che questi ultimi potranno poi valutarene il da farsi e/o la riconversione.

Il rapporto certifica che l’unica e sola strada percorribile è, e sarà, quella della specializzazione, un esempio su tutti, l’ottimo lavoro svolto dalla SEA nella organizzazione degli aeroporti milanesi e lombardi (conti in salute, passeggeri e fatturato in crescita), infatti, dopo le note vicende Alitalia, i vertici dell’azienda di gestione hanno dovuto riorganizzarsi, ed ecco che Orio al Serio è diventato il punto di riferimento per il low cost, Linate è sempre più solo scalo della città di Milano, mentre, a Malpensa sono delegati i voli intercontinentali, unico in crisi Brescia Montichiari (possibile vittima illustre dei tagli) che, compresso fra Orio al Serio e Verona sta cercando di ricollocarsi come hub per le merci.

Di sicuro, saranno numerose le polemiche locali che seguiranno a questa politica corretta di miglioramento dei conti pubblici, desta nel rapporto, a tale proposito, una certa preoccupazione l’insistenza dei politici laziali per la creazione di uno scalo a Viterbo, poco chiara anche la volontà di Siena di affiancarsi ai due scali di Firenze e Pisa che distano poche decine di chilometri e che già si fanno una guerra spietata.

La volontà, dunque, non è quella di farsi la guerra fra città e province, bensì, la ricerca di un migliore posizionamento rispetto al mercato dei trasporti, il vero concorrente non è lo scalo a cinquanta chilometri, bensì il treno ad alta velocità.

Se poi, come nel caso della tratta Milano Venezia, c’è spazio per più aeroporti strategici o primari, tanto meglio per l’azienda, ma è illogico e non più sostenibile il fatto che qualsiasi realtà italiana abbia un proprio scalo che perda soldi quotidianamente gravando, in tal modo, sulle tasche della collettività.

Kevin John Carones – faremilano@gmail.com

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